Suppellettili dell’antica chiesa di San Giacomo…

Pubblicato giorno 21 giugno 2021 - In home page, in primo piano, Senza categoria

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_DSC9873In questi mesi, specialmente nelle feste liturgiche, in molti hanno notato in chiesa oggetti di uso liturgico che non avevano mai visto: il tronetto solenne dell’adorazione, candelieri vari, le torce e le lampade processionali, il baldacchino…per fare degli esempi. Alcune persone (facendo anche le inevitabili battute) sono convinteche questi oggetti siano stati liberamente acquistati dal parroco in un tempo -tra l’altro-non favorevole e coerente per spese di questo tenore. Altri ancora sono convinti che con l’arrivo del nuovo parroco sia arrivato anche il tempo delle riesumazioni del passato, stonate anche queste con il tempo e gli spazi che viviamo. Ecco, desidero chiarire questi aspetti perché la comunità cristiana sia ben informata. In primis, devo dire che tra questi oggetti, nulla di nuovo è stato acquistato e non è stato utilizzato denaro della parrocchia per presunte spese di questo tipo. Soltanto per alcuni oggetti, bisognosi di una più accurata pulizia, è stato necessario affrontare devo dire dellespese(davvero minime), sostenute comunque interamente dalla generosità di alcune persone che desiderano rimanere anonime. Ringraziando i volontari che si occupano della nostra chiesa e i miei predecessori per aver custodito nel tempo tutto questo patrimonio della parrocchia, posso dire invece di aver avuto la gioia di aver trovato tutto questo materiale ben custodito nel deposito della sacrestia. Per una scelta di carattere umano-pastorale ho ritenuto bello -così-ricollocare alcuni oggetti che i nostri padri hanno commissionato, acquistato e offerto alla parrocchia di San Giacomo in tempo di miseria, privandosi magari del pane da mangiare pur di vedere bella e onorata la loro chiesa. Senza retoriche -cari fratelli e sorelle-quando vedo candelieri e reliquiari esposti, quando vedo stendardi e lampade “incorniciare” il bello delle nostre liturgie, so di espormi a possibili critiche, ma (questo conta per me di più) in queste suppellettili percepisco “l’odore” di un gregge di Pasian di Prato che pima di noi le ha volute e offerte e ce leha consegnate perché noi ce ne prendessimo cura e letrasmettessimo a chi verrà dopo di noi. Questi beni della parrocchia dobbiamo sentirli nostri, dobbiamo percepire in essi la fede dei nostri nonni, dobbiamo percepire i segni di una comunità che ha camminato (scalza) prima di noi e che ora -per fede-ci attende. E’vero, tutto non si esaurisce in queste cose; queste cose non sono determinanti per la fede. Ma, come nelle nostre case abbiamo il gusto, il bisogno e il piacere di conservare le foto dei nostri cari (quelli viventi o quelli defunti), così nella nostra chiesa, con questi segni, possiamo sentirci “avvolti” da una storia che, né io -e sono convinto-né voi, vogliamo cancellare o rottamare(come facilmente ci spingono a farequesti tempi), ma che diventa invece appello per tutti ad abitare la casa di Dio con zelo, a vivere la fede e il senso di appartenenza alla comunità con la stessa passionedei nostri avi. Questi atteggiamenti -a mio avviso-anche oggi possono essere un importante aiuto a vivere la fede non in forma privata, ma comunitaria. E chi vive la fede così ha il gusto del bello, ha il rispetto per chi ci ha preceduti e sente la responsabilità di trasmettere qualcosa a chi verrà dopo. Non solo: chi vive la fede così ha anche le risorse -sempre a mio avviso-per vivere la passione per la propria chiesa,ha la passione per la gente, ha la passione per la carità, perchè è mosso a fare tutto questo per il Signore. Don Ilario

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