Il TRIDUO PASQUALE spiegato da Papa Francesco

Pubblicato giorno 16 aprile 2019 - In home page

 

Il santo Padre ha ricordato che per fare una “buona Pasqua” è necessario vivere in pienezza i misteri celebrati facendo propri i sentimenti e gli atteggiamenti di Gesù (“entriamo nel mistero”) evitando di  limitarsi a “commemorare  la passione del Signore” come un evento passato.

Giovedì Santo. Il Triduo Pasquale si aprirà il giovedì pomeriggio “con la commemorazione dell’ultima cena”. La messa in Coena Domini (nella Cena del Signore) è il ricordo dell’Ultima Cena di Gesù con i suoi discepoli, il giorno in cui lo stesso Gesù offrendo liberamente il proprio corpo e il proprio sangue, istituì il Sacramento della Santa Eucarestia. Il Vangelo ricorderà il gesto di Gesù che lava i piedi degli undici discepoli (cfr. Gv 13,4-5), esprimendo così “il senso della sua vita e della sua passione, quale servizio a Dio e ai fratelli”.

Il nostro Battesimo ricorda questo lavacro in cui “la grazia di Dio ci ha lavato dal peccato” per rivestirci di Cristo. Ma questo è anche il senso dell’Eucarestia: stare in comunione con “Cristo Servo” per obbedire al suo comandamento, quello di amarci come Lui ci ha amato. Per questo non è possibile accostarsi all’Eucaristia “senza essere sinceramente disposti a lavarci i piedi gli uni agli altri”.

Venerdì Santo. Il Venerdì santo è il giorno della passione di Gesù in cui “meditiamo il mistero della morte di Cristo e adoriamo la Croce”. Alla fine della sua vita Gesù ha consegnato lo spirito al Padre dicendo “E’ compiuto” (Gv 19,30) riferendosi alla sua missione di salvezza annunciata dalle scritture. Papa Francesco ha ricordato i martiri che, donando la propria vita per amore, hanno incarnato questo “amore perfetto, pieno, incontaminato”. Il Papa ha ricordato in particolare don Andrea Santoro (parroco romano assassinato in Turchia), citando le sue parole sul dolore e l’offerta di sè: “Si diventa capaci di salvezza solo offrendo la propria carne. Il male del mondo va portato e il dolore va condiviso, assorbendolo nella propria carne fino in fondo, come ha fatto Gesù”.

I martiri “offrono la loro vita con Gesù per confessare la fede, soltanto per questo motivo”. E’ lo stesso servizio che ha offerto Cristo, quello della “testimonianza cristiana fino al sangue”, fino a poter affermare: “E’ compiuto!”. L’adorazione della croce è per ognuno di noi l’occasione propizia per riflettere sulla nostra vita e sulla nostra morte. L’esempio di Gesù, così come l’esempio dei tanti martiri, deve spingerci ad affermare, alla fine della nostra vita: “Signore, ho fatto tutto quello che ho potuto fare. E’ compiuto!”

Sabato Santo. Il Sabato Santo è il giorno del “riposo di Cristo nella tomba dopo il vittorioso combattimento della croce”. In questo giorno Maria, madre di Gesù e donna di fede, conserva da sola la speranza della Risurrezione come una fiamma che illumina nel buio. Nella grande Veglia Pasquale “in cui risuona nuovamente l’Alleluia” si celebra Cristo Risorto “centro e fine del cosmo e della storia”.

E’ nel buio della nostra vita, quando sembra che “non c’è più niente da fare” che Cristo risorto “accende il fuoco dell’amore di Dio: un bagliore rompe l’oscurità e annuncia un nuovo inizio”. E’ questo “il grande mistero della Pasqua”: “Cristo ha vinto la morte e noi con lui. La nostra vita non finisce davanti alla pietra di un sepolcro, la nostra vita va oltre con la speranza in Cristo che è risorto”. E’ questa la missione dei cristiani: quella di essere “sentinelle del mattino, che sanno scorgere i segni del Risorto”.

 

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