Da martedì 15… “Missus est”!

Pubblicato giorno 14 dicembre 2020 - In home page, in primo piano

beatoangelico_annunciazione_sanmarco_1_1440arte1280

 

Da martedì 15 dicembre nella Chiesa inizierà la novena di Natale con il canto dei vespri e del Missus. Anche nella nostra parrocchia verà celebrato tutto ciò con i seguenti orari:

  • martedì 15, ore 18.30;
  • mecoledì 16, ore 18.30;
  • giovedì 17, ore 18.30;
  • venerdì 18, ore 18.30;
  • sabato 19, ore 9.00;
  • domenica 20, ore 18.30;
  • lunedì 21, ore 18.30;
  • martedì 22, ore 18.30;
  • mercoledì 23, ore 18.30.
Per chi non ha smarrito il senso del tempo queste parole rimandano al clima di attesa, fatto di solenni ripetizioni e di intensa contemplazione, che da secoli caratterizza i giorni che precedono il Natale nella nostra tradizione. Se è vero quanto affermava il sociologo Marshall McLuhan in merito alla misurazione del tempo attraverso la percezione di diverse graduazioni d’incenso nelle antiche società cinesi e giapponesi, è possibile sostenere che anche la memoria delle melodie e dei riti ha permesso e permette ancora di far sì che il tempo possa essere gustato e non semplicemente subìto come prodotto dell’orologio. Nonostante una certa indifferenza alle soglie temporali, tipica della cultura contemporanea, per cui stagioni, tempi e ricorrenze cadono vittime di una sorta di apatia generale, il Missus è ancora radicato in Friuli e rappresenta il portale d’ingresso al Natale. Nel periodo in cui la Chiesa conta i giorni, nelle nostre chiese ci si raduna per rivivere lo stesso stupore di Maria, la sua umiltà, la sua pronta adesione di fede al progetto di Dio. Attraverso le musiche di autori importanti, trai quali spiccano Jacopo Tomadini e Giovanni Battista Candotti, ma prima ancora grazie alle melodie della nostra tradizione orale che sopravvivono soprattutto in Carnia, il pensiero dell’orante va all’angelo Gabriele, al suo apparire in una città della Galilea, Nazaret, a una giovane donna di nome Maria. La meditazione corre sul filo delle parole angeliche che invitano a non temereperché un Figlio nascerà dal tronco rinsecchito di Davide e sarà frutto dello Spirito che coprirà Maria come una nube, ma insegue anche il turbamento di Maria: «Quae cum audisset turbata est in sermone eius».Da dove viene quel saluto? Che cosa contiene? Maria intuisce la sproporzione tra il messaggio che viene da lontano e la sua pochezza. È dei sapienti turbarsi di fronte a ciò che eccede le possibilità umane e sorprende il limitato cammino quotidiano. È dei sapienti turbarsi perché il turbamento è sensodella misura, consapevolezza della propria condizione, volontà di cogliere il senso più profondo e alto di quanto accade. In un’epoca di facili entusiasmi il turbamento di Maria sembra quasi rimosso anche dai discorsi religiosi, ma sta proprio in questo passaggio dalla trepidazione alla risposta fiduciosa il percorso di ogni autentico credente. Maria diventa collaboratrice di Dio perché cala dentro il suo vissuto e dentro la coscienza del suo limite la volontà dell’Altissimo: questa è la fede e questa è lavocazione! Se la sensazione di perdere tempo o di non averne mai abbastanza sembra insinuarsi anche negli ambiti pastorali, risentire per nove sere le stesse parole produce, per chi sa assaporarne il segreto, un duplice beneficio. Innanzitutto quello derivato dall’imprimersi delle parole nel cuore, nella mente e nel corpo di chi le ascolta. Troppa fretta e troppo consumismo anche nei nostri momenti di preghiera hanno dimenticato la forza benefica della ripetizione che stampa nella memoria immagini e forme.Il secondo beneficio è dato dal fatto che la ripetizione dà forma a chi celebra e lo dispone ad accogliere l’evento rendendolo più docile e meno assillato dalla necessità di dover rinchiudere anche le cose di Dio negli schemi razionali. Così l’inaudito sifa udibile, l’ineffabile torna ad essere dicibile attraverso il rito, la parola e il canto e la sorpresa del Dio che si è fatto uomo nella grembo della Vergine continua a stupirci nel nostro oggi, tanto complesso e intimorito. La forma musicale del Missussembra consegnarci una sapienza antica: il brano è affidato al solista mentre l’assemblea -o il coro-si unisce al termine di ogni frase. È stato così per Maria di Nazaret: non ha fatto altro che affidarsi alla linea melodica che Dio stava intonando per lei e con lei. Così può essere anche per noi: il senso del vivere può essere trovato nell’accordare la nostra storia con il mistero del Signore.
don Loris Della Pietra, direttore dell’Ufficio Liturgico diocesano
Condividi su:   Facebook Twitter Google

Lascia un commento

  • (will not be published)